L’AUTISMO

Più di una decina di anni fa, dopo averne tanto sentito parlare, decisi di guardare il film “Rain man” con Tom Cruise e Dustin Hoffman. Oltre ad essere un film di per sé bellissimo, mi ha permesso di avvicinarmi ad un disturbo che fino a quel momento conoscevo solo superficialmente e di cui adesso invece mi occupo nelle scuole: l’AUTISMO.

In realtà, gli autistici non sono tutti esattamente come il personaggio interpretato magistralmente da Dustin Hoffman. Per questo mi è sembrato utile descrivere le caratteristiche in modo da avere le idee più chiare su un disturbo di cui sempre di più si sente parlare.

Che cos’è l’autismo?

L’AUTISMO È UN DISTURBO DELLO SVILUPPO CON ORIGINE NEUROBIOLOGICA.

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Problemi nell’interazione sociale
  • Disturbi della comunicazione
  • Comportamenti rigidi e stereotipati.

Per quanto concerne l’INTERAZIONE SOCIALE E LA COMUNICAZIONE, si riscontrano:

  • Problemi nella normale conversazione a causa di una ridotta condivisione di interessi, emozioni e reazioni;
  • Anormalità nel contatto oculare e nel linguaggio del corpo fino ad una totale assenza di espressività del viso e gestualità;
  • Assenza di risposta al sorriso sociale;
  • Difficoltà nel creare e mantenere relazioni con gli altri (con eccezione dei genitori) a causa di difficoltà a tenere comportamenti appropriati ai vari contesti e  per l’apparente disinteresse nei confronti delle persone.

In riferimento ai COMPORTAMENTI RIGIDI E STEREOTIPATI, si presentano:

  • Movimenti ritmati delle mani, tronco, viso o capo. Le mani solitamente sono mosse su una superficie, sventolate in aria o davanti agli occhi, strofinate o battute l’una sull’altra. Il tronco può subire dei movimenti di dondolamento avanti-indietro o da un lato all’altro,
  • Tendenza a ripetere meccanicamente frasi, o semplici parole, pronunciate da altre persone, a modi “eco“;
  • Uso dello stesso giocattolo sempre allo stesso modo per un tempo infinito o a disegnare sempre lo stesso elemento;
  • Espressioni strane, bizzarre, apparentemente non legate al contesto;
  • Eccessiva fedeltà alla routine, con riluttanza ed estremo stress a seguito di cambiamenti anche piccoli (insistenza nel fare la stessa strada o mangiare lo stesso cibo);
  • Apparente indifferenza al caldo/freddo/dolore, eccessivo annusare o toccare gli oggetti, attrazione per luci o oggetti roteanti.

Per giungere ad una diagnosi di autismo è necessario che i sintomi siano presenti nella prima infanzia e limitino e compromettano il funzionamento quotidiano.

Diagnosi precoce

L’identificazione precoce dell’autismo è di fondamentale importanza poiché permette di iniziare un intervento ad un’età in cui alcuni processi di sviluppo possono ancora essere modificati. Le ricerche che valutano gli effetti di un intervento precoce mostrano:

  • Aumento del quoziente d’intelligenza (QI),
  • Progressi nel linguaggio,
  • Miglioramento dei comportamenti
  • Diminuzione dei sintomi

Questi progressi vengono rilevati dopo 1 o 2 anni d’intervento precoce e intensivo e i benefici del trattamento rimangono costanti anche in seguito.

Diagnosi tardiva

La diagnosi d’autismo viene generalmente effettuata ancora relativamente tardi, infatti la maggior parte dei bambini riceve una diagnosi attorno ai 4 anni, dopo due anni da quando i genitori iniziano a preoccuparsi. Tuttavia, dei professionisti esperti potrebbero riconoscere i sintomi dell’autismo molto più precocemente, già ad un anno d’età del bambino.

Il ritardo nell’identificazione dei segni precoci dell’autismo è legato a diversi fattori:

  • I genitori non percepiscono comportamenti devianti rispetto allo sviluppo normale, soprattutto quando si tratta del primo figlio, poiché non hanno esperienza,
  • Alcuni medici, poco familiarizzati con la sintomatologia dell’autismo, ne banalizzano i primi segnali e rassicurano i famigliari,
  • Gli ambiti che accolgono i bambini piccoli (asili nidi, spazio giochi) non sono sufficientemente sensibilizzati,
  • Gli strumenti diagnostici utilizzati non sono adatti alla più tenera età. I principali criteri di diagnosi si riferiscono, infatti, a comportamenti che potrebbero non ancora essere apparsi, come ad esempio il linguaggio. Inoltre, esiste nel bambino piccolo un’importante variabilità nell’espressione del disturbo che rende ancora più difficile l’individuazione di certi segni blandi.

 

Accanto ai sintomi basilari, le persone affette da autismo possono presentare in misura più o meno marcata anche:

  • problemi del sonno,
  • problemi di alimentazione,
  • scarsa autonomia personale e sociale,
  • autolesionismo,
  • aggressività.  

Ad essere assente o fortemente compromesso nell’autismo, sono le abilità innate con cui ogni essere umano riesce ad entrare in contatto con gli altri, ad intuirne bisogni, stati d’animo, aspettative. Molte persone autistiche ad alto funzionamento, cioè con un livello intellettivo e linguistico che permette loro di raccontare del loro autismo, si sono definite “extraterrestri”, proprio per il senso di estraneità e di disorientamento che il mondo provoca in loro.

Dall’autismo non si guarisce ma un intervento precoce, globale e rispettoso della persona fa la differenza e permette notevoli miglioramenti e un innalzamento del livello di qualità della vita di chi ne è affetto e della sua famiglia.

Se notate qualche comportamento atipico nel bambino o qualche difficoltà nell’acquisizione di alcune tappe evolutive fondamentali acquisite dai coetanei, è importante non aspettare troppo ma rivolgersi subito a uno specialista, cominciando col pediatra che segue il vostro bambino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.fondazioneares.com/index.php?id=429

 

DSM 5

http://www.bambinieautismo.org/

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