“Mamma, ho mal di pancia!” “Papà, ho mal di testa!”. QUANDO IL DOLORE FISICO DEL BAMBINO NASCONDE UN MALESSERE PSICOLOGICO.

Spesso i bambini lamentano dolori fisici come mal di testa, dolori addominali o nausea. La prima cosa da fare per un genitore in questi casi è quella di portarli dal pediatra e sottoporli a tutti gli esami necessari per escludere una causa organica ossia legata ad un disturbo fisico.

Per il 92% dei casi non si troverà nulla di medico quindi bisognerà prestare attenzione alla parte psicologica, emotiva e relazionale del bambino.

Cosa significa?

Significa che, con questi sintomi, i bambini vi stanno comunicando un disagio emotivo: per essere ascoltati e compresi nei loro bisogni devono inviare messaggi forti, attraverso il linguaggio del corpo.

Il sintomo fisico può essere considerato una difesa da una sofferenza emotiva, che non può essere accolta, accettata ed elaborata in un altro modo. Sono definiti disturbi psicosomatici poiché hanno una base psicologica ma si manifestano nel corpo, attraverso la somatizzazione della propria sofferenza.

A volte, il bambino utilizza il sintomo per ancorare a sé i genitori, per tenerli vicino, per farsi vedere. Un esempio è il vomito prima di andare a scuola che manifesta un’ansia da separazione. E’ il caso di quei bambini che, durante il primo anno di vita, hanno avuto una relazione con una madre incostante e poco coerente nel far fronte alle loro richieste di cura: a volte rispondono positivamente, altre volte si mostrano imprevedibilmente indisponibili. La lontananza e la separazione dalla madre sono scarsamente sopportate dal bambino che appare dipendente e centrato sul genitore, con pochi aspetti di autonomia. Sembra richiedere una continua conferma della presenza e protezione dell’adulto. Il bambino fatica ad allontanarsi dalla madre e ad esplorare il mondo circostante anche perché  è descritto dalla madre come pericoloso; spesso il genitore è ancora invischiato in dolorose dinamiche di attaccamento, non ancora risolte, con i propri genitori. Per questi bambini “tenersi aggrappati” è l’unica possibilità che resta loro per assicurarsi la vicinanza di una madre affettivamente incostante: questo può essere espresso con il disturbo psicosomatico.

Altre volte, invece, i sintomi non sono legati ad una specifica situazione (come andare a scuola) ma sono pervasivi, come può essere l’alopecia. In questo caso si tratta di famiglie prive di comunicazione, in cui il bambino può aver vissuto un lutto ( uno dei nonni a cui era legato), i cui genitori danno grande importanza alla scuola e ai doveri prestando poca attenzione agli aspetti emotivi ed affettivi; non vi è supporto dei genitori nelle situazioni stressanti per il bambino che vengono normalizzate e razionalizzate. Spesso sono bambini che hanno sviluppato un’autonomia forzata dovuta ad un atteggiamento evitante e poco accogliente dei genitori. Il bambino impara a dissimulare le sue emozioni e a reprimere la manifestazione dei propri bisogni psicologici, di conforto e di protezione che si possono manifestare con il disturbo psicosomatico.

In questi casi può essere utile consultare uno psicologo che possa aumentare la consapevolezza dei genitori, ossia la loro capacità di comprendere il bambino, far vedere loro che il bambino desidera essere rassicurato. E’ importante che in famiglia si possano riconoscere ed esprimere sia le emozioni positive che quelle negative ed è fondamentale promuovere la curiosità del genitore nel sapere come sta e come si sente davvero il suo bambino.

Non si tratta di elencare gli errori commessi dai genitori, sottolineando le loro colpe. Non ci sono genitori perfetti. E’ possibile, però, aiutarli ad avvicinarsi al proprio bambino in modo più consapevole.

Se siete genitori e vi ritrovate in ciò che ho scritto in questo articolo, non esitate a contattarmi tramite il modulo sottostante per condividere e superare al meglio questo aspetto così importante del vostro bambino.

 

 

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