PERCHE’ CI S’INNAMORA DI UOMINI PROBLEMATICI?

“Tra tutti gli uomini che ci sono è possibile che scelga sempre quello problematico?”

“Come fa a stare insieme ad un uomo del genere quando meriterebbe molto di più?”

“E’ possibile che sia sempre così sfortunata da innamorarsi tutte le volte dell’uomo sbagliato?”

Queste sono spesso le domande che poniamo a noi stesse o ad altre donne. 

In questi casi, la sfortuna non è la risposta corretta ma ciò che riveste un ruolo determinante sono le esperienze vissute durante la nostra infanzia.

Se, quando eravamo piccoli, il rapporto con i nostri genitori e’ stato positivo, con manifestazioni di affetto, interesse e approvazione adeguate, da adulte tendiamo a sentirci bene con le persone che generano in noi gli stessi sentimenti di sicurezza, calore e stima. Tenderemo, invece, ad evitare le persone che, con le loro critiche e i loto tentativi di influenzarci, ci mettono a disagio e ci fanno provare sentimenti meno positivi riguardo a noi stesse.

Se invece i nostri genitori avevano verso di noi un atteggiamento ostile, critico, crudele, autoritario, arrogante, troppo dipendente, o comunque non appropriato, ci sentiremo bene quando incontreremo qualcuno che manifesta le stesse attitudini e lo stesso comportamento, che ricrea lo stesso tipo di rapporti vissuti durante la nostra infanzia, e forse saremo invece imbarazzate e a disagio con persone più dolci, gentili, o comunque più sane. Nei figli di alcolisti o con famiglie disturbate, c’è la tendenza ad essere affascinati da persone che hanno le stesse problematiche.

Se dramma e caos sono sempre stati presenti nella nostra vita e se, come spesso accade in questi casi, nell’età della crescita siamo state costrette a negare i nostri sentimenti, ci occorre l’eccitazione dell’incertezza, del dolore, della frustrazione e dello struggimento solo per sentirci vive.

Un partner crudele, indifferente, disonesto o comunque difficile, per queste donne diventa l’equivalente di una droga, dando loro modo di ignorare i propri sentimenti;  si crea una dipendenza: stare senza la relazione può essere vissuto come qualcosa di peggiore rispetto alle gravi sofferenze che la relazione comporta, perché restare da sole vuol dire riaccendere le grandi sofferenze del passato.

Quasi tutti, da adulti, continuano a comportarsi secondo il ruolo che hanno assunto nella nostra famiglia di origine. Per molte donne, spesso questo ruolo consisteva nel negare i propri bisogni personali per cercare di provvedere a quelli degli altri membri della famiglia. Costrette dalle circostanze a crescere troppo in fretta, assumendo prematuramente le responsabilità di un adulto, forse perché uno dei genitori era malato fisicamente o emotivamente. O forse la morte o il divorzio ci hanno privato di uno dei genitori e abbiamo cercato di riempire il vuoto, prendendoci cura sia dei fratelli sia del genitore rimasto. Forse vivevamo con entrambi i genitori ma, poiché uno era frustrato o in collera o infelice, e l’altro non se ne curava e non mostrava nessuna comprensione, ci siamo trovate nel ruolo di confidenti con uno stress emotivo troppo pensante. I nostri bisogni di amore, attenzione, affetto e sicurezza erano ignorati, mentre facevamo finta di essere più forti e meno intimorite. Da grandi abbiamo cercato altre occasioni per fare quello che avevamo imparato tanto bene: preoccuparci dei desideri e delle esigenze di qualcun altro, invece di riconoscere la nostra paura, il nostro dolore e i nostri bisogni. Abbiamo finto per tanto tempo di essere adulte, chiedendo così poco e dando invece molto, che ormai sembra troppo tardi perchè possa venire il nostro turno di ricevere le attenzioni che non abbiamo mai avuto. Così, continuiamo ad aiutare e a sperare che la nostra paura scompaia e che la nostra ricompensa sarà l’amore.

MITO DELL’AMORE COME SOFFERENZA

Soffrire per amore ed essere dedite totalmente all’amato sono tendenze esaltate dalla nostra cultura con toni romantici. Dalle canzoni alla letteratura, dai film alle serie-tv, siamo circondati da esempi innumerevoli di amori non ricambiati e relazioni immature, che vengono glorificate ed esaltate al massimo. Da questi modelli culturali continuiamo a sentirci ripetere che la profondità dell’amore si misura dalla sofferenza inerente e che chi soffre davvero ama di vero amore. Esistono pochi modelli di relazioni paritarie, sane, mature, sincere, senza manipolazioni e prevaricazioni.

Come afferma R. Norwood è importante essere consapevoli del modo insufficiente e pericoloso con cui la nostra società concepisce l’amore, e opporci all’immaturità superficiale e frustrante nelle relazioni personali che esalta. Abbiamo bisogno di impegnarci a sviluppare rapporti personali più aperti e maturi di quelli che i nostri media culturali sembrano approvare, e a rinunciare all’agitazione e al tumulto emotivo per avere in cambio un’intimità profonda.

COME SI PUO’ GUARIRE DA QUESTE RELAZIONI TOSSICHE?

Date le considerazioni fatte, è evidente che la donna non sia affatto la vittima sfortunata di una relazione infelice ma che, spesso, entrambi i partner stanno insieme per soddisfare reciprocamente i loro bisogni psichici più profondi.

Per guarire da questa dipendenza malsana occorre un lavoro finalizzato a cercare il senso del proprio valore e benessere da altre fonti piuttosto che da un uomo incapace di incoraggiare questi sentimenti.

La chiave sta nell’imparare a vivere in modo sano, sereno e soddisfacente senza dipendere da un’altra persona.

Purtroppo, la convinzione di riuscire a risolvere il problema da sole impedisce alle donne che sono immerse in una relazione tossica di cercare aiuto, precludendo la possibilità di guarire. E’ a causa di questa convinzione che tante donne devono toccare il fondo prima di poter giungere a chiedere aiuto.

Fonte: Donne che amano troppo di Robin Norwood

 

 

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