IL DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ (ADHD)

A volte capita di essere al supermercato o sul treno o per strada ed imbattersi in bambini che sono costantemente agitati, continuano ad alzarsi e muoversi, non riescono a stare fermi, urlano e non obbediscono ai genitori i quali provano in tutti i modi di calmarli fallendo miseramente.

Prima di conoscere l’ADHD, quando capitavo in queste situazioni, tendevo a dare la colpa ai genitori, pensando che non fossero abbastanza attenti ai loro figli o comunque incapaci di dare una buona educazione, troppo permissivi e poco autorevoli. Insomma, questi bambini erano dei gran maleducati che mi infastidivano e basta.

Poiché però, si tratta di conclusioni scorrette che non fanno altro che aumentare il malumore dei genitori e l’incomprensione nei confronti di questi bambini, è fondamentale far capire alle persone che interagiscono con loro quale sia la reale natura di questo problema, mettendo da parte le spiegazioni che accusano e feriscono i genitori, già preoccupati e stressati per questa situazione.

CARATTERISTICHE ADHD

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività DDAI, o ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è un DISTURBO EVOLUTIVO DELL’AUTOCONTROLLO da non considerare come una normale fase di crescita del bambino o come il risultato di un’educazione inefficace.

L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel raggiungimento del successo del bambino.

È un problema che rende demoralizzati e stressati i genitori e gli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

Secondo le stime dell’Associazione degli Psichiatri Americani il DDAI è presente tra la popolazione in età scolare in percentuali comprese tra il 3% e il 5%; e riguarda prevalente il genere maschile.

Dal 1987 il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è diventata la sindrome infantile più studiata in tutto il mondo; si stima infatti che siano stati pubblicati oltre 6000 tra articoli scientifici, capitoli e manuali.

Per far sì che un bambino possa ricevere una diagnosi di ADHD, eliminando la possibilità che sia semplicemente irrequieto, è necessario prendere in considerazione 3 aspetti:

  • DISATTENZIONE
  • IPERATTIVITA’
  • IMPULSIVITA’

DISATTENZIONE

Questi bambini, rispetto ai loro coetanei, presentano una marcata difficoltà a rimanere attenti o a lavorare su uno stesso compito per un periodo di tempo sufficientemente prolungato. I deficit sono evidenti in particolare in contesti scolastici, lavorativi e sociali. Quando gioca, il bambino passa in continuazione da un gioco all’altro, senza completarne nessuno.
A scuola si manifestano evidenti difficoltà nel prestare attenzione ai dettagli, banali errori di distrazione ed i lavori sono incompleti e disordinati. Insegnanti e genitori riferiscono che i bambini con DDAI sembra che non ascoltino o che abbiano la testa da un’altra parte quando gli si parla direttamente. Il bambino si fa spesso distrarre da suoni e da altri stimoli irrilevanti ed il suo banco è costantemente in disordine.

IPERATTIVITÀ

La seconda caratteristica dell’ADHD è l’iperattività, ossia continua agitazione, difficoltà a rimanere seduto e fermo al proprio posto.

In particolare:

  • muove le mani o i piedi o si agita sulla sedia;
  • si alza in classe o in altre situazioni dove ci si aspetta che rimanga seduto;
  • corre in giro o si arrampica in situazioni in cui non
    è appropriato (in adolescenti e adulti può essere limitato ad una sensazione soggettiva di
    irrequietezza);
  • ha difficoltà a giocare o ad impegnarsi in attività tranquille;
  • è continuamente “in marcia” o agisce come se fosse “spinto da un motorino”;
  • parla eccessivamente

 

IMPULSIVITÀ

L’impulsività si manifesta nella difficoltà di evitare un comportamento inappropriato e di attendere una gratificazione: rispondono troppo velocemente a scapito dell’accuratezza delle loro risposte, interrompono frequentemente gli altri quando stanno parlando, non riescono a stare in fila e attendere il proprio turno. L’impulsività si manifesta anche nell’intraprendere azioni pericolose senza considerare le possibili conseguenze negative.

I sintomi iperattivi-impulsivi o di disattenzione devono essere presenti prima dei 7 anni, devono manifestarsi in almeno due contesti (es. a scuola [o al lavoro] e a casa) e ci deve essere una significativa menomazione nel funzionamento sociale, scolastico o lavorativo.

Solo lo specialista (psicologo o neuropsichiatra infantile), ha le competenze di decidere se quel bambino presenta o meno un ADHD.

AGGRESSIVITÀ

Un comportamento che può essere presente nei bambini con ADHD è quello aggressivo che può causare fallimenti in ambito scolastico e sociale e può provocare preoccupazioni nei genitori. I ragazzi che manifestano anche comportamenti aggressivi sono più a rischio di altri di sviluppare comportamenti devianti, avere problemi con la giustizia o di abuso di sostanze stupefacenti.

DIFFICOLTÀ SCOLASTICHE

I bambini con DDAI hanno prestazioni scolastiche inferiori ai loro coetanei, pur avendo le stesse abilità intellettive. La spiegazione di questo fenomeno è da ricercare nelle difficoltà attentive e di autoregolazione, nella maggior quantità di risposte impulsive e nel comportamento iperattivo all’interno della classe. La percentuale di bambini con ADHD che hanno ripetuto almeno un anno scolastico è tre volte superiore a quella del resto della popolazione scolastica.

DISTURBI EMOTIVI

Il 25% dei casi con DDAI presenta anche disturbi d’ansia. In età adolescenziale alcuni casi con DDAI possono sviluppare dei tratti ansiosi a seguito di una serie di fallimenti in ambito sociale e scolastico che hanno accumulato durante la crescita, e che li rendono insicuri rispetto alle loro capacità e incerti sui risultati dei loro comportamenti.

Un altro 25% di bambini con DDAI riceve una seconda diagnosi di Disturbo dell’Umore. Dal punto di vista clinico non risulta facile discriminare una DDAI da un disturbo dell’umore, in quanto i genitori riferiscono per entrambi i disturbi difficoltà di concentrazione e iperattività. È necessario che il clinico indaghi con i genitori la presenza di altri sintomi che non rientrano nel quadro del DDAI, come ad esempio disinteresse in attività prima considerate piacevoli, alimentazione o sonno irregolari, e la presenza di affermazioni negative su stesso e sulle situazioni in generale.

Come nel caso del disturbo d’ansia, alcuni ragazzi con DDAI possono sviluppare i sintomi del Disturbo d’Umore in quanto possono vivere un senso di fallimento e di frustrazione a causa dei numerosi insuccessi scolastici e sociali.

PROBLEMATICHE SOCIALI

I problemi di autocontrollo comportamentale naturalmente si ripercuotono anche sulle relazioni interpersonali.
Non sorprende che questi bambini vengano più spesso rifiutati e siano i meno popolari tra i compagni. Gli insegnanti li valutano negativamente non solo dal punto di vista del profitto, ma soprattutto sotto l’aspetto comportamentale e del rispetto delle regole sociali. La qualità delle loro interazioni non è adeguata, in quanto si osserva un’alta frequenza di comportamenti negativi sia verbali che non verbali, minore interazione con i compagni e maggior ritiro sociale seguito da aggressività.
I bambini iperattivi vengono descritti dai loro compagni come non cooperativi in situazioni di gruppo, intrusivi e in alcuni casi aggressivi e provocatori.

Sono stati osservati più comportamenti cooperativi in contesti strutturati tra compagni, dove i ragazzini con DDAI sono in grado di assumere un ruolo più attivo e collaborante rispetto a quando si trovano in altri contesti. Quando il loro ruolo è più passivo e non ben definito, i bambini iperattivi diventano maggiormente contestatori e incapaci di comunicare proficuamente con i loro coetanei.

EVOLUZIONE DELL’ADHD

L’età media di insorgenza del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è compresa tra i 3 e i 4 anni. Esistono comunque numerosi casi che presentano la sintomatologia verso i 6-7 anni, limite d’età stabilito per poter porre diagnosi di DDAI. Per quanto riguarda l’evoluzione del Disturbo si manifesta secondo tempi e modalità differenti a seconda di una serie di variabili. Tra queste vi sono:

  • la qualità delle relazioni con e tra i familiari,
  • l’accettazione del bambino nel contesto scolastico,
  • il profilo cognitivo generale (e intellettivo in particolare),
  • la presenza di altri disturbiche, eventualmente, possono complicare il quadro patologico.

Le difficoltà sono maggiormente evidenti quando il bambino non riesce a soddisfare le richieste dell’ambiente: ad esempio, con l’ingresso nella scuola elementare, l’aumento delle complessità dei compiti, le nuove richieste sociali durante la pre-adolescenza e adolescenza.

Spesso i genitori riferiscono che i bambini con DDAI siano difficili sin dalla nascita: molto irritabili, inclini ad un pianto inconsolabile, facilmente frustrabili, con difficoltà di sonno e alimentazione. Inoltre questi bambini sono meno sensibili alle ricompense e sono anche più difficili da educare, in quanto danno risposte imprevedibili alle tecniche educative solitamente utilizzate per il controllo comportamentale.

Durante gli anni della scuola elementare, il bambino con DDAI è molto attivo e, sebbene abbia un’intelligenza uguale a quella dei suoi coetanei, dimostra un comportamento poco maturo rispetto all’età cronologica. Con l’ingresso nella scuola le difficoltà aumentano proprio a causa della presenza di una serie di regole che devono essere rispettate e di compiti che devono essere eseguiti. In classe non riescono a seguire la lezione per soli cinque minuti. Anche i problemi interpersonali, spesso già presenti durante l’età prescolare, persistono e tendono ad aumentare di gravità; questo probabilmente perché le interazioni positive con i compagni richiedono, con il progredire dell’età, sempre maggiori abilità sociali, di comunicazione e di autocontrollo.

Con la crescita, l’iperattività tende a diminuire in termini di frequenza e intensità e può venire parzialmente sostituita da “un’agitazione interiorizzata” che si manifesta soprattutto con insofferenza, impazienza e continui cambi di attività o movimenti del corpo. Inoltre, con lo sviluppo, si possono generare dei tratti comportamentali che ostacolano ulteriormente il buon inserimento del bambino nel suo ambiente sociale, come ad esempio: l’ostinazione, la scarsa obbedienza alle regole, la prepotenza, la scarsa tolleranza alla frustrazione, gli scatti d’ira e la ridotta autostima.

Durante la preadolescenza, il comportamento incontrollato e la disattenzione non consentono una facile acquisizione delle abilità sociali: questi ragazzi infatti dimostrano scarsa capacità di mantenere amicizie e risolvere i conflitti interpersonali.

Durante l’adolescenza, si osserva mediamente una lieve attenuazione della sintomatologia, ma ciò non significa che il problema sia risolto, in quanto spesso si riscontrano anche altri disturbi mentali, come ad esempio depressione, condotta antisociale o ansia. In questa età, i problemi di identità, di accettazione nel gruppo e di sviluppo fisico, sono problematiche che non sempre riescono ad essere efficacemente affrontate da un ragazzo con DDAI. Gli inevitabili insuccessi possono determinare problemi di autostima, scarsa fiducia in se stessi, o addirittura ansia o depressione clinicamente significative.

FONTE: AID Associazione Italiana Dislessia

 

 

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