IL DISTURBO D’ANSIA GENERALIZZATO (GAD)

I pazienti che soffrono del disturbo d’ansia generalizzato appaiono cronicamente apprensivi e lamentano un prolungato stato di preoccupazione per circostanze ordinarie della vita di tutti i giorni.

In assenza di gravi e realistiche motivazioni, riferiscono sentimenti di apprensione circa la salute e l’incolumità fisica dei familiari, la situazione finanziaria, la capacità di rendimento lavorativo o scolastico.

Esemplificativa è la madre che teme per il figlio, temporaneamente assente, quando sente la sirena dell’ambulanza o uno squillo telefonico inatteso, pur essendo consapevole che non si trova in quel momento in una situazione di pericolo reale. Si viene quindi ad instaurare un continuo stato di allarme con la convinzione che possano verificarsi eventi negativi.

SINTOMI

I sintomi principali del Disturbo dell’Ansia Generalizzato GAD sono:

  • Respiro affannoso, palpitazione, sudorazione, secchezza delle fauci, sensazione di “nodo alla gola”, di “testa vuota e leggera”, vampate di caldo;
  • Disturbi della sfera gastroenterica: meteorismo, disturbi digestivi, nausea e diarrea.
  • Tensione muscolare, particolarmente al capo, al collo e al dorso, dolori diffusi e cefalee, tremore e/o contrazioni e irrigidimenti degli arti superiori
  • Sintomi della sfera cognitiva: ridotta concentrazione, facile distraibilità, deficit della memoria e riduzione della vigilanza.
  • Disturbi del sonno che si manifestano sotto forma di insonnia iniziale, centrale o di sonno interrotto da frequenti risvegli.

I sintomi fisici dell’ansia conducono il paziente a rivolgersi al proprio medico di base e a eseguire esami di laboratorio e indagini radiologiche anche complesse, con ripercussioni sul piano sociale e su quello dei costi sanitari.

ESORDIO

Per quanto riguarda l’esordio del Disturbo d’Ansia Generalizzato non sono pochi i pazienti che fanno risalire all’infanzia le prime manifestazioni d’ansia, sostenendo di “essere nati ansiosi”. Di solito, però, l’età d’insorgenza è da collocarsi in epoca giovanile, intorno ai 16-20 anni: tuttavia le modalità di esordio dei sintomi ansiosi, a differenza di ciò che avviene per gli attacchi di panico, appaiono sfumate e poco definite.

DECORSO

Il GAD mostra un decorso protratto nel tempo, con andamento oscillante e fasi alterne di riacutizzazione. È stata calcolata, per il disturbo, una durata media pari al 55% dell’arco della vita, con maggiore esposizione alla possibilità di complicanze.

QUANDO BISOGNA CHIEDERE AIUTO?

La presenza di uno stato ansioso che necessita di trattamento terapeutico si riconosce per la presenza concomitante dei seguenti sintomi:

– ansia e preoccupazioni eccessive che si manifestano per la maggior parte dei giorni da almeno sei mesi;

– difficoltà nel controllare la preoccupazione;

– disagio clinicamente significativo o alterazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti;

– l’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es. un abuso di droga, un farmaco) o di una condizione medica generale (per es. ipertiroidismo);

– tre (o più) dei sei sintomi seguenti: irrequietezza, sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare;

– alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno).

DIFFERENZE CON IL DISTURBO DA ATTACCHI DI PANICO

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato si distingue dal Disturbo da Attacchi di Panico per la presenza di sintomi ansiosi persistenti che non hanno la criticità e drammaticità degli attacchi di panico e non determinano lo sviluppo di condotte di evitamento fobico. Dal confronto dei due disturbi emerge che il primo ha durata più lunga, maggiore incidenza di depressione secondaria e più frequente ricorso a terapie di tipo farmacologico. La sensibilità alla rassicurazione è più sviluppata nei pazienti con attacchi di panico.

TRATTAMENTO DEL DISTURBO

L’approccio al paziente con ansia generalizzata può consistere principalmente in un sostegno psicoterapeutico finalizzato al riconoscimento di eventuali cause scatenanti, alla rassicurazione, alla risoluzione dei conflitti e alla messa in atto di strategie di adattamento da parte del paziente.

Talvolta risulta necessario abbinare alla psicoterapia il trattamento farmacologico assumendo benzodiazepine (BDZ)che, fin dalla loro comparsa, hanno mostrato di possedere effetti ansiolitici, ipnotici e miorilassanti, associati a rapidità di azione e sicurezza d’impiego. Tali caratteristiche hanno reso questi prodotti di facile uso da parte del medico e del paziente per cui risultano oggi tra i farmaci più commercializzati nel mondo. Bisogna comunque tenere presente che la terapia con BZD non deve essere protratta per periodi molto lunghi (non più di tre-quattro mesi) per la presenza, a dosi elevate, del rischio di dipendenza e di fenomeni di astinenza successivi a sospensioni brusche.

FONTE: Associazione per la Ricerca sulla Depressione di Torino, Collana di Psichiatria Divulgativa.

Salvatore Di Salvo, Collana “Riconoscere e curare l’ansia e il panico”.

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