COSA SI FA IN PSICOTERAPIA?

“Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, “riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostare alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa.” Alice Miller

La psicoterapia può essere definita come un lavoro a 2 i cui risultati però riguardano solo uno dei 2: ossia il paziente.

Lo scopo della terapia è quello di attivare l’altro affinché sia lui ad affrontare e risolvere il suo problema. La più grande difficoltà del terapeuta, infatti, consiste nella sua impossibilità di affrontare direttamente e risolvere il problema del paziente.

Il lavoro del terapeuta può essere metaforicamente paragonato a quello del maestro di ginnastica: può mostrare un esercizio e motivare l’allievo a ripeterlo, ma non può eseguirlo al suo posto. Questo, soprattutto inizialmente, può provocare frustrazione nel paziente poiché capisce che nessun atto eseguito da altri può modificare in modo significativo il proprio stato interno ma che tutto deve partire da lui stesso.

OBIETTIVO DELLA PSICOTERAPIA

Il cambiamento che si vuole ottenere con la psicoterapia è situato su 2 piani:

  • PIANO COGNITIVO: pensieri e credenze
  • PIANO EMOTIVO: affetti ed emozioni

Gran parte del cambiamento interno consiste nell’accettazione di sé, che riguarda sia i pensieri che le emozioni. Solitamente il paziente tende a vivere la sua parte sofferente come un orrore da dimenticare o un nemico da eliminare. Bisogna invece riuscire a comprendere come ogni nostro aspetto ci appartenga e faccia parte di noi, a prescindere dalla sua attuale adeguatezza. Accettarsi significa smettere di combattere con sé stessi, riuscire a perdonarsi ciò che causa dolore, cercare di comprendere passato e presente.

Accettandosi, cambierà anche completamente il modo in cui sono vissuti i sintomi che portano il paziente a richiedere la psicoterapia. Il sintomo allora non sarà più considerato come un qualcosa da reprimere ma uno dei molteplici aspetti di una personalità complessa.

Quando non vi è un palese cambiamento o remissione dei sintomi, bisogna ricercare almeno una diversa valutazione soggettiva del comportamento: il paziente deve quindi vivere le ricadute o il perdurare del sintomo in modo diverso da prima.

PERCHE’ LO PSICOTERAPEUTA NON DA CONSIGLI O SUGGERIMENTI?

Il terapeuta non deve mettersi nei panni del paziente, proiettando in lui il proprio modo di essere, nel tentativo di trovare una soluzione: sarebbe una soluzione adatta a sé, non al paziente. Il risultato della terapia è di proprietà del paziente, e deve essere lui a costruirlo e non deve essere donato da un altro.

Bisogna dare fiducia al paziente nella sua capacità di inventarsi una soluzione originale, non ipotizzabile dal terapeuta che sarebbe influenzata dai suoi schemi di vita e di pensiero. Non è facile per il terapeuta assumere un ruolo meno attivo e di attesa quando la soluzione a lui sembra così ovvia.

 Per il paziente è importante vivere un affetto incondizionato da parte del terapeuta: è prezioso sentire che il terapeuta non lo allontana, colpevolizzandosi e colpevolizzandolo, se la sua sofferenza perdura o peggiora, ma gli permette invece di essere com’è.

QUANDO UNA TERAPIA HA SUCCESSO?

La chiave del risultato sta nella motivazione che il paziente riesce a mettere in campo. Non ci sono pazienti impossibili ma con motivazioni contraddittorie, limitate o disfunzionali alla guarigione.

La conoscenza delle modalità standard di comportamento permette al terapeuta di anticipare molti dei giochi comportamentali tipici di ciascun paziente. Ciascun paziente, infatti, tenderà a ripetere anche nella relazione con il terapeuta gli schemi base che dominano la sua vita, riproducendo in questa situazione i giochi interattivi che ha appreso nella prima infanzia, ha stabilizzato nell’adolescenza e ha utilizzato nella vita adulta.

L’ora di psicoterapia settimanale influenza potentemente la vita del paziente, perché il terapeuta fornisce al paziente la possibilità, una volta comprese le ragioni dei propri schemi di interazione, di modificarli in una situazione non a rischio. Si può offrire come partner disponibile al cambiamento e restituire al paziente una spiegazione di ciò che è successo, utile per una comprensione ancora più approfondita.

La possibilità di sperimentare un cambiamento significativo è un’esperienza chiave che può avvenire solo in un clima di fiducia e di affidamento all’altro.

LE CARATTERISTICHE DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA SONO:

  • stabilita’: il paziente sa che la relazione durerà a lungo, finché lui lo desidera. il terapeuta non lo abbandonerà a percorso iniziato.
  • mutuo riconoscimento: il paziente permette al terapeuta di conoscere aspetti più personali ed il terapeuta garantisce professionalità ed etica.
  • asimmetria: solo al terapeuta è concesso di entrare ed uscire dalla relazione, per dare significato ad ogni evento. Mentre il paziente è solo attore; il terapeuta è sia attore che osservatore. Lo psicoterapeuta è colui che è in grado di gestire a freddo una situazione calda.

PERCHÉ’ LA PSICOTERAPIA E’ UTILE ANCHE QUANDO NON CI SONO DISTURBI?

Come è importante prevenire i problemi fisici cercando di utilizzare comportamenti sani, così non bisogna andare da uno psicoterapeuta soltanto quando si ha già una diagnosi di patologia psichica ma anche solo per conoscersi meglio, acquisire maggiore consapevolezza di se stessi e quindi vivere ed affrontare al meglio le fasi della vita. Ovviamente la durata di una terapia con paziente sano o con uno grave sarà molto diversa: la terapia può variare da pochi mesi a diversi anni nei casi più gravi. La terapia può essere considerato un cammino di conoscenza interiore.


FONTE: B. Bara, manuale di psicoterapia cognitiva

 

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